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05
Dic 2009
Libero Wi-Fi in libera rete

È notizia nota, ma se ne parla in questi giorni, quella del blocco degli 800 milioni necessari per lo sviluppo delle infrastrutture della rete, in particolare per la banda larga. È meno nota, ma anche di questo si parla in rete, che esiste un decreto, il cosiddetto decreto Pisanu, che impone degli obblighi particolari e che impedisce lo sviluppo della rete.
Il decreto Pisanu, o più esattamente una norma del pacchetto antiterrorismo, emanato nel 2005 dopo gli attentati di Londra, prevede che bar, internet café, stazioni, aeroporti, enti pubblici e chiunque intenda offrire una connessione pubblica, sia via cavo che wireless, debba chiedere prima di tutto l’autorizzazione alla questura, poi è necessario che si doti di un software che registra la cronologia delle navigazioni e, cosa più importante, deve chiedere a chiunque intenda usufruire di siffatta connessione un documento di identità. Insomma, a carico di coloro che vogliono impiantare un hotspot pubblico vi è l’obbligo di autorizzazione dalla Questura, l’obbligo di identificazione del cliente e di registrazione della sua navigazione.
Tale norma, che inizialmente era stata prevista per favorire le indagini sul terrorismo, doveva essere solo temporanea, cioè decadere nel 2007, ma è stata prorogata più volte, fino a dicembre del 2009, ed è una norma che non prevede eguali nei paesi europei. Insomma è una norma solo nostra.

Il risultato di questa norma è di impedire la diffusione di internet, perché chi ha un bar non può permettersi di attrezzarsi burocraticamente secondo i dettami della legge. Così, mentre nel resto del mondo è del tutto normale controllare la posta elettronica al bar mentre si sorbisce il caffè in una pausa di lavoro, questo in Italia non si può fare, soprattutto non si può fare in maniera gratuita.
Nel resto del mondo si fa a gara per offrire una connessione nei luoghi pubblici, spesso gratuita, negli USA Google offre una connessione gratuita in 47 aeroporti, in Italia questo tipo di connessione è troppo oneroso, sia economicamente sia burocraticamente.
Alcuni politici hanno convenuto che il decreto Pisanu ha rappresentato, indirettamente, un freno alla crescita tecnologica e alla diffusione dei punti di accesso ad internet.

I blogger Maistrello, Gilioli, Scorza, Bianco, lanciano un appello per non prorogare ulteriormente questa norma, che scade al 31 dicembre, norma deleteria per la rete, appello ribattezzato La carta dei cento, perché sottoscritto già da 100 imprenditori, politici, manager, blogger, giuristi.
Secondo questo appello, la norma in questione non ha alcun corrispettivo in alcun paese democratico, ed impedisce la diffusione della rete, ponendo dei limiti oggettivi alla connessione senza fili e in genere alle connessioni alla rete in luoghi pubblici o aperti al pubblico.
Internet, ormai lo afferma senza ombra di dubbio anche la Comunità Europea, è fondamentale per la crescita economica di un paese, e impedirne la diffusione ha ricadute negative sia sull’economia che sul mercato del lavoro, oltre che essere di ostacolo alla crescita civile e democratica di un paese.

Addirittura è lo stesso Pisanu a ritenere che, essendo mutate le esigenze di sicurezza nel paese, l’accesso ad internet debba essere facilitato.

C’è da aggiungere che nel dibattito generale si è inserito il deputato Cassinelli con una proposta di legge mirante a risolvere il problema. In poche parole Cassinelli propone di modificare l’originaria norma prevedendo che sia il Ministero dell’Interno, di concerto con quello dello Sviluppo Economico e della PA, a decidere i casi in cui risulti necessaria l’identificazione dell’utente per accedere ad una connessione pubblica. Inoltre, l’identificazione dell’utente potrebbe avvenire in via indiretta, ad esempio a mezzo di un sms. Cioè l’utente che vuole accedere alla rete pubblica inserisce il proprio numero di cellulare, sul quale viene inviato il codice per sbloccare il sistema.
Questa procedura, secondo Cassinelli, risolverebbe il problema della sicurezza pubblica, poiché ogni utenza di telefonia mobile italiana, infatti, è abbinata all’identità di una persona rintracciabile oltre a rendere il procedimento stesso d’identificazione più immediato e meno macchinoso.
Però, potrebbe essere applicata solo agli utenti italiani, in quanto, come è noto, in alcuni paesi, come l’Inghilterra, è possibile avere schede di telefonia mobile assolutamente anonime. Permangono quindi dei dubbi.

Ma perché nasce questa proposta Cassinelli, se basterebbe non prorogare la norma del decreto Pisanu ?
In realtà la questione non è così semplice, perché la norma del decreto Pisanu, pur nascendo con l’intenzione di prevedere i 3 obblighi (autorizzazione, identificazione, logging) come legati tra loro, è stata mal scritta, per cui ad interpretare testualmente la norma solo l’obbligo di autorizzazione prefettizia avrebbe una scadenza e quindi cadrebbe in assenza di proroga. Ecco perché ci si è ingegnati per modificare la norma in questione e non ci si limita a non prorogarla.

Ovviamente il senso della legge Pisanu, come anche della modifica Cassinelli, non è, a mio parere, immediato. Mi pare ovvio che un terrorista, o un criminale in genere, non ha bisogno di accessi pubblici, ma più semplicemente gira per la città fino a trovare un accesso wi-fi non protetto (o protetto male) e vi si inserisce. Ed anche il riconoscimento via sms, può essere facilmente aggirato semplicemente rubando un cellulare o clonandolo. Inoltre è ovvio che l’identificazione dell’intestatario di una linea mobile non ci dice affatto chi sia il criminale, insomma pare proprio che sia il decreto Pisanu, che ha avuto un’efficacia davvero risibile nelle indagini antiterrorismo, sia la modifica Cassinelli, non sembrano veramente utili nell’ambito dell’attività di prevenzione dei crimini.
Oltretutto dobbiamo considerare che la procedura di autenticazione tramite sms è già attuabile, come chiarito da Assoprovider che ha richiesto un opportuno parere al Ministero dell’Interno. Vi sono già hotspot che utilizzano l’identificazione via sms. Allora a che pro questa modifica di una legge sbagliata ?

Permane quindi l’inutilità palese della legge al fine di identificare i criminali, essendo facilmente aggirabile, per cui il solo effetto che ottiene è di impedire la diffusione di internet tra i cittadini onesti, ed indirettamente favorire le altre aziende che lavorano nel settore delle telecomunicazioni (ad esempio impedire o limitare il voip, le connessioni gratuite e condivise, tipo Fon) e dell’editoria. Del resto, chi comprerebbe le “chiavette” per connettersi alla rete se vi fossero degli accessi pubblici gratuiti ?
Di contro se si volesse combattere la criminalità costringendo l’identificazione di chi accede alla rete, allora rimarrebbe incomprensibile la mancata identificazione di chi invia posta. La diffamazione, le minacce ed altri reati si possono commettere facilmente via posta, eppure non esiste l’obbligo di identificare chi invia una lettera.
Nel resto nei paesi occidentali è permesso invece l’accesso anonimo ad internet, basta andare negli aeroporti della Grecia, dell’Austria e così via. Nel resto d’Europa non ci sono i terroristi, oppure i governi non si interessano di prevenire gli attentati ? Non mi pare, eppure questa legge esiste solo da noi!

Ovviamente nessuno crede che abrogare il decreto Pisanu renderebbe automaticamente l’Italia la patria delle connessioni pubbliche, ma almeno un passo in avanti si sarebbe fatto.
La migliore cura per una norma del genere sarebbe abrogarla del tutto lasciando perdere tentativi di emendarla. Poi si può discutere del problema dell’imputazione dei reati, che è ben altra cosa.

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