Friday May 18, 2012
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AgCom e il diritto d’autore in rete

La pirateria
AgComLa notizia di questi giorni è la rivolta che interessa alcuni paesi africani, e che in particolare ha costretto alla fuga il premier egiziano. Nel tentativo di impedire le comunicazioni tra i cittadini, che protestavano, e l’estero, in Egitto si è giunti al punto di spegnere l’intera rete internet, bloccando ogni comunicazione online, provvedimento pesantemente stigmatizzato dalle istituzioni di altri paesi, UE e Stati Uniti compresi, in quanto ritenuto gravemente lesivo per i diritti dei cittadini.
Stupisce in realtà la reazione degli altri paesi, non perché sia possibile giustificare in qualche modo il comportamento antidemocratico del premier egiziano, quanto piuttosto perché una tale forma di censura è non molto dissimile da quelle misure di controllo della rete che si stanno progressivamente attuando, negli ultimi anni, in molti paesi, compreso l’Italia, per proteggere gli interessi dell’industria dei contenuti. Per quale motivo, dovremmo chiederci, una censura delle rete è ritenuta giustamente illecita se compiuta da un dittatore contestato dai suoi cittadini, mentre invece è considerata lecita quando si tratta di proteggere gli interessi nemmeno di un governo bensì dell’industria dell’intrattenimento?

 


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Nexa sul regolamento AgCom per il diritto d’autore

Nexa Center for Internet & SocietySi ritorna a parlare di diritto d’autore in rete, e in particolare della bozza di regolamento che l’AgCom ha preparato e posto in consultazione pubblica al fine di recepire pareri in merito.
Le posizioni in campo sono piuttosto distanti, come si può verificare da quanto sostenuto nel corso di una tavola rotonda organizzata dall’AgCom.
Ovviamente l’AgCom difende il suo regolamento, e la FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) si dice favorevole alla delibera, sostenendo che quanto prevedere un classico iter giudiziario per chiudere un sito illegale rappresenterebbe un’assurda lungaggine che favorirebbe solo i pirati. Il presidente della FIMI ha spiegato che “Internet non è uno strumento per violare il diritto d’autore né tantomeno per mettere in crisi l’industria” (meno male che ce lo ricorda lui!!!), ed un sito non potrebbe dunque venire rimosso dopo i classici tre gradi di giudizio, dal momento che una partita di calcio in streaming viene consumata in un tempo infinitamente più breve!
Al presidente della FIMI occorrerebbe ricordare che il punto da discutere non è solo il metodo per chiudere un sito illegale, bensì quando un sito si può dire illegale, e per questa valutazione generalmente i regimi democratici prevedono delle opportune garanzie per i presunti colpevoli, garanzie che, per fortuna, non possono essere eliminate perché l’industria dei contenuti va piuttosto di fretta. E si potrebbe anche evidenziare che gli strumenti giudiziari per ottenere l’oscuramento in tempi brevi di un sito ci sono tutti, come il sequestro preventivo, ma da adottare nell’ambito di un procedimento giudiziario che consenta, dopo l’applicazione delle misura del sequestro, al presunto colpevole di difendersi e far valere le sue ragioni, eventualmente ottenendo un risarcimento del danno se il provvedimento di sequestro era illegittimo.

 


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Poca trasparenza sul diritto d’autore in AgCom

agcomAnche se negli ultimi tempi sono ben altre le notizie che catturano l’attenzione dell’opinione pubblica, un argomento del quale sarebbe bene non dimenticarsi è la bozza di regolamento del diritto d’autore in rete, preparata dall’AgCom su delega contenuta nel decreto Romani.
Relativamente a tale provvedimento, negli ultimi tempi varie notizie apparentemente slegate tra loro si sono accumulate, ma forse occorre leggerle in un quadro più ampio e complessivo.

Dal blog di Fontanarosa e Palestini su Repubblica apprendiamo che il commissario dell’AgCom Nicola D’Angelo è stato rimosso dal suo ruolo di relatore del pacchetto di norme in preparazione dall’Autorità. E che di rimozione vera e propria si sia trattato lo apprendiamo proprio dal commissario, il quale sul blog di Stefano Quintarelli chiarisce: “Non mi sono dimesso. Sono stato sostituito. Chi fa affermazioni in senso opposto dovrebbe citare la fonte così capisco meglio come sono andate le cose. Nicola D'Angelo”.
Quale era la posizione del commissario D’Angelo in relazione al testo sul copyright? Lo possiamo comprendere leggendo le sue parole in un intervista che troviamo sul blog di Daniele Lepido.


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Alta democrazia in AgCom!

Dylan Horrocks http://hicksvillecomics.com/È sempre un momento di alta democrazia quando un rappresentante di una istituzione risponde, nel merito, alle argomentazione e alle critiche dei cittadini.
La storia della regolamentazione AgCom relativa al diritto d’autore in rete è già nota, in particolare la circostanza che invece di porre regole non condivise si è voluto realizzare una consultazione pubblica su una bozza di regolamento, in modo che chiunque avesse potuto partecipare dicendo la sua. Un momento molto democratico, quindi.
Proprio per partecipare a questo momento democratico, dopo interventi di vario respiro, qualche giorno fa è stato presentato, nel corso di una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, il “Libro bianco su Diritti d’autore e Diritti fondamentali nella rete internet”, un testo coordinato da Fulvio Sarzana e realizzato da autori appartenenti al mondo del giornalismo, delle imprese, della ricerca universitaria, delle libere professioni, del consumerismo, tra i quali si segnalano Marco Scialdone, Paolo Brini, Luca Nicotra, Marco Pierani, Mauro Vergari, Stefano Quintarelli, Luca Annunziata, Gaia Bottà, Mauro Alovisio, Dino Bortolotto, Giovan Battista Frontera, Giulia Aranguena de la Paz, Centro Studi Informatica Giuridica Torino, Fabrizio Ventriglia.


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Delibera AgCom: il contraddittorio che non c’è

agcomInfuria la polemica sulla delibera AgCom che avrà il compito di disciplinare il diritto d’autore in rete, accendendo anche la discussione fuori dal web, dove finalmente stampa e politici cominciano ad interessarsi seriamente al problema.
Purtroppo, a leggere articoli e commenti in tema, l’impressione è che non vi sia una adeguata comprensione della questione sottesa alla delibera.
Cominciamo da una premessa, questa normativa che sta predisponendo l’AgCom non è una novità in Europa e nei paesi occidentali, visto che già negli Usa è presente qualcosa di simile, esiste in Francia (Hadopi), è stata introdotta in Australia, ed è in corso di approvazione anche in Gran Bretagna (Digital Economy Act).
Vi è, però, una differenza sostanziale tra la nostra normativa e quelle degli altri paesi data dal fatto che altrove la discussione in merito si è posta nelle sedi opportune, cioè l’equivalente del nostro Parlamento, unico luogo deputato e legittimato, in una democrazia, a discutere di leggi che incidono pesantemente sui diritti del cittadino, in particolare il diritto alla libera manifestazione del proprio pensiero.
Nel nostro caso, invece, si è di fatto delegata una autorità amministrativa, quindi priva di legittimazione popolare, a redigere queste regole. La differenza sostanziale sta nel fatto che un Parlamento, anche se controllato pesantemente dai partiti, non può permettersi di ignorare le critiche dell’opinione pubblica, come abbiamo potuto verificare noi italiani lo scorso anno nell’occasione della proposta di legge sulla riforma delle intercettazioni, di contro, invece, l’autorità amministrativa ben può non prendere in considerazione le argomentazioni dell’opinione pubblica e degli esperti della materia, in quanto non risponde a loro. Il problema, quindi, è innanzitutto di metodo, e solo successivamente di contenuti della delibera.


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Approvata delibera AgCom: prime osservazioni

Presidente AgCom CalabròCon un comunicato stampa l’AgCom comunica l’approvazione dello “schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, approvazione che, come evidenzia il comunicato, è avvenuta a maggioranza dei suoi membri, con un voto contrario ed un astenuto.
Al momento non è ancora pubblico il testo del provvedimento, per cui ogni valutazione è basata solo sul contenuto del suddetto comunicato.

Sicuramente è positivo il fatto che il testo non si deve considerare ancora definitivo, in quanto viene riproposto in consultazione per altri 60 giorni, consultazione che partirà dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e quindi tutti i soggetti interessati potranno intervenire.
Nel comunicato viene riportata una dichiarazione del presidente dell’autorità, il quale evidenzia come il testo sia stato attentamente riconsiderato. Aggiunge, inoltre, che da esso “sono state eliminate ambiguità e possibili criticità, fugando così qualsiasi dubbio sulla proporzionalità e sui
limiti dei provvedimenti dell’Autorità e sul rapporto tra l’intervento amministrativo e i preminenti poteri dell’Autorità giudiziaria”. Molto interessante è l’invito ad avviare un “dibattito approfondito e aperto a tutti i contributi e a tutte le voci della società civile, del mondo web e di quello produttivo, della cultura e del lavoro”.


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Delibera AgCom: a qualcuno piacerà!

AgComL’AgCom ha pubblicato sul suo sito lo “schema di regolamento in materia di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, che sarà in consultazione per altri 60 giorni.
Si può subito dire che il regolamento appare per molti versi quasi inutile, specialmente in considerazione del fatto che il ricorso all’autorità giudiziaria blocca la procedura amministrativa. In ogni caso si possono confermare quasi in toto le osservazioni già esposte sulla base del comunicato stampa, in particolare non solo le criticità evidenziate non sono state risolte nel testo della delibera, ma sembra che l’AgCom abbia evitato proprio di entrare nel merito di alcune questioni importanti, scavalcandole.

Legittimazione dell’AgCom
Passando ad una analisi più approfondita possiamo distinguere varie parti nel testo delle delibera.


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I mondi paralleli dell’AgCom

agcomContinuano i viaggi dell’AgCom negli universi paralleli durante la sua missione alla ricerca di mondi sconosciuti e nuove forme di vita, ed anche questa volta si è imbattuta nell’ennesimo pianeta pieni di cattivissimi pirati ed imbevuto di ogni sorta di nefandezza, dove nessuna regola esiste ed ognuno fa ciò che più gli piace. Quel mondo lontano si chiama Far Web!
Del resto il presidente dell’AgCom lo aveva detto che l’autorità si inoltrava in territori di frontiera, cercando evidentemente di civilizzare quel territorio vasto e sconosciuto ai più, e questo è purtroppo vero, poiché in Italia da decenni il numero degli utenti italiani connessi alla rete saltella intorno al 50%. E nell’audizione di fronte al Parlamento, in tema di delibera sulla regolamentazione del diritto d’autore in rete, il presidente non si è smentito narrandoci le sue ultime peripezie.


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A chi serve la delibera AgCom?

agcomSi moltiplicano le notizie in merito alla ormai famigerata delibera AgCom sul diritto d’autore in rete. Dopo l’audizione di fronte al Parlamento del Presidente Calabrò, si è deciso di rimandare tutto a novembre, notificando lo schema di delibera alla Commissione Europea, che avrà 90 giorni per far pervenire le sue osservazioni.
Inoltre lo schema di regolamento sarà inviato anche al WIPO (World Intellectual Property Organization), l’organizzazione con sede a Ginevra per la tutela della proprietà intellettuale.

Queste mosse sono foriere di una doppia lettura. Se da una parte, infatti, il Presidente dell’AgCom si dice sicuro della validità della sua delibera, ritenendo che abbia una solida base giuridica, per cui potrebbe sembrare un modo per acquisire ulteriori pareri positivi in merito per blindare il provvedimento, è però evidente che vi è un tentativo in atto di guadagnare tempo.


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Il Far Web uccide la creatività?

Far WebNelle sue recenti esternazioni il presidente dell’AgCom, autorità deputata alla regolamentazione del diritto d’autore in rete a mezzo dell’emananda delibera AgCom, ha potuto ribadire concetti già espressi in precedenza senza aggiungere in realtà nulla di nuovo.
L’impressione è che voglia difendere una regolamentazione nella quale, forse, non crede nemmeno più lui.

In particolare riafferma la comparabilità tra diritti e libertà che non sono direttamente accomunabili, cioè la libertà di manifestazione del pensiero e i meri diritti patrimoniali dei produttori di contenuti, laddove tale concetto è ripetuto sempre e comunque in ogni discussione in tema, quasi a volerlo fissare nella mente degli interlocutori come un presupposto di base dal quale non si dovrebbe prescindere. Purtroppo è semplicemente errato perché stiamo parlando di oggetti giuridici che non si trovano sullo stesso piano.
Nessuno pensa che si debbano sopprimere i diritti patrimoniali delle multinazionali, ma il punto è che non si possono porre sullo stesso piano delle libertà dei cittadini, come invece farebbe la delibera AgCom, e se nasce conflitto tra loro sono gli interessi patrimoniali a dover cedere il passo, non il contrario.


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Delibera AgCom: quel decreto forse non basta!

agcomNegli ultimi giorni si sono moltiplicate le notizie relative alla delibera AgCom, segno che siamo entrati in un periodo di "serrate i ranghi". In fin dei conti non dobbiamo dimenticare che il 16 maggio scade il mandato degli attuali componenti dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni. Ecco quindi che a febbraio interviene Confindustria Cultura a ricordare il suo compito all'AgCom, intervento seguito da una strana pubblicazione di un parere in merito del costituzionalista Onida, strana in quanto relativo al vecchio testo della delibera, presentato in sede di prima consultazione e quindi ormai superato. Più che un discorso sul merito pare quasi un segnale.

Ed ecco che lo sprone di Confindustria Cultura viene subito recepito (raffrontate la situazione con l'esito delle proposte di legge di iniziativa popolare, chiuse immancabilmente in qualche cassetto, per comprendere la differenza) e il procedimento per la regolamentazione del diritto d'autore in rete si riavvia.


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