Sunday February 5, 2012
Register
Home Notizie Cultura La questione immorale
PDF
Stampa
E-mail
( 3 Voti )
23
Dic 2009
La questione immorale

Ormai da anni si parla di necessità di riformare la giustizia, e questa necessità è sotto gli occhi di tutto, data la disastrosa situazione nella quale versa la nostra giustizia. Ma le riforme che il sistema politica paventa sono davvero quelle giuste ? I politici vanno davvero nella giusta direzione, oppure cercano di asservire la magistratura ai loro interessi particolari ? Insomma, i politici vogliono davvero migliorare la giustizia, per i cittadini, o vogliono controllarla per sé stessi ?
La domanda fondamentale è proprio questa, ma per capirne di più è necessario conoscere meglio come realmente funziona la nostra giustizia.

Nell’ordinamento italiano i giudici sono soggetti soltanto alla legge, e questo è una conseguenza del principio della separazione dei poteri, che non rende possibili abusi. Chi governa lo fa secondo le leggi emanate dal Parlamento, la corretta applicazione delle leggi spetta invece ai magistrati senza distinzioni di sorta, le devono applicare a chiunque, senza differenziazioni, cioè la legge è uguale per tutti. Questo principio è uno scudo per i cittadini, contro gli abusi del potere, non è certo uno scudo per i magistrati.
I magistrati, in Italia, vengono nominati per concorso pubblico, è questo consente di garantire che i giudici facciano il loro lavoro senza condizionamenti. Se nessun politico, o forza estranea, può raccomandare una persona perché diventi giudice, è ovvio che un giudice liberamente nominato non deve rendere conto a nessuno. Oltretutto il concorso pubblico evita che si nominino giudici ignoranti, come potrebbe accadere se fossero di nomina politica. In quest’ultimo caso, invece, potrebbe accadere che siano nominati non solo giudici non sufficientemente preparati, ma questi giudici sarebbero in debito con chi li ha nominati, e quindi la loro indipendenza dal potere politico verrebbe meno.
Inoltre, la carriera dei giudici è dettate per legge, ed essi rispondono, disciplinarmente, solo al Consiglio Superiore della Magistratura, organo unico che può gestire la carriera dei magistrati, i trasferimenti, i procedimenti disciplinari, ecc… Ciò garantisce che i giudici non devono temere di essere trasferiti in caso di condanna di un politico potente. Infatti il C.S.M. è formato per due terzi da giudici, e questi membri del C.S.M. vengono eletti dagli stessi giudici. Tutto ciò consente di mantenere una indipendenza dei giudici dal potere politico, per cui nessun politico può dire loro come giudicare, o chi giudicare, perché non ci sono forme di pressione utili sui magistrati.
E per finire, i giudici devono perseguire i reati, ma proprio tutti i reati, senza poter scegliere quali. Questo può apparire “dispendioso” in termini di tempo e spese, ma è una ulteriore garanzia per i cittadini, perché un giudice che non abbia l’obbligo dell’azione penale, cioè non deve perseguire tutti i reati ma può scegliere quali perseguire, potrebbe favorire qualcuno. Ed è ovvio che l’interesse è sempre di favorire i potenti di turno, non certo i cittadini normali.

Da questi pochi elementi si ricava che in teoria il nostro sistema giudiziario non è affatto male, e tale impressione si rafforza comparandolo ai sistemi giudiziari di altri paesi.
Ad esempio, in Svizzera i Pubblici Ministeri sono di nomina politica, per cui dipendono direttamente dal governo che può dare loro ordini e anche non riconfermarli. In Francia anche i PM dipendono direttamente dal potere politico, e l’azione penale non è obbligatoria. Potendo il PM decidere cosa perseguire e cosa no, può accadere che i processi scomodi non li faccia, anche perché se va contro i politici rischia di non essere più riconfermato. E quindi archivia, senza dover rendere conto a nessuno, nemmeno ad un giudice, a differenza di quanto accade in Italia dove l’archiviazione è chiesta dal PM ma è controllata, e poi eventualmente ordinata, da un giudice, il quale può però anche obbligare il PM a continuare le indagini ed eventualmente costringerlo a procedere col rinvio a giudizio. In Francia, inoltre, anche la Polizia Giudiziaria dipende dal Governo, precisamente dal Ministro degli Interni, che può ordinare di non indagare.
In Spagna i PM e i Giudici hanno carriere separate e anche concorsi separati, Consigli Superiori separati. I PM, però, sono molto gerarchizzati, e dipendono dall’organo di vertice, un Procuratore generale, che viene nominato dal Governo. I Giudici sono autonomi, ma il PM può decidere di tenersi le indagini per sé ed archiviarle senza far sapere nulla ai giudici. Per cui se un PM decide di non voler fare un processo scomodo, basta non indagare, o archiviare. Un Giudice non può fare un processo se non gli arriva nulla!
Negli Stati Uniti d’America i Giudici e i Procuratori (PM) sono eletti periodicamente tra le file dei partiti. Nel 2006 il Presidente Bush revocò tutti i Procuratori distrettuali democratici e li sostituì con repubblicani, questo la dice lunga su quanto siano politicizzati!
I processi invece sono decisi da giurie popolari nominate per sorteggio. Ma è evidente che un notevole peso hanno i tecnici della materia, cioè il Procuratore e il Giudice. I primi decidono se fare i processi, e chi processare, ed eventualmente possono patteggiare sulla base di criteri personali.
Il sistema giudiziario americano di fatto rinuncia ad un accertamento della verità reale, per un accertamento giudiziario. Al Procuratore interessa soprattutto fare processi ed ottenere delle condanne, perché i suoi successi gli portano occasioni di fare carriera nell’ambito politico, ad esempio diventare governatore. Quindi al Procuratore non interessa altro che vincere, ecco perché il sistema viene bilanciato dando poteri molto più ampi agli avvocati.
In Italia il sistema è diverso, perché il PM ha il dovere di seguire anche le indagini a favore dell’imputato, non ha alcun obbligo di ottenere una condanna, anzi capita talvolta che lo stesso PM si convinca dell’innocenza dell’imputato e ne chieda l’assoluzione. Questo negli USA non accade.
Inoltre, un Procuratore può concedere la totale immunità ad un collaborante, cioè se lui parla e porta elementi utili per far condannare altri, non viene nemmeno processato. Questo in Italia non è possibile, un collaborante viene sempre condannato, anche prima degli altri, al massimo ha degli sconti di pena in relazione all’utilità delle sue dichiarazioni.

Da questi scarni elementi si può ricavare che probabilmente il nostro sistema giudiziario è migliore di tanti altri, non per niente l’Italia è stata per decenni la patria del diritto. Il problema è che la giustizia è comunque lentissima, quindi le magagne devono essere altrove, non nell’ordinamento giudiziario.
Se negli altri paesi, infatti, i processi scomodi non si fanno o si fanno con difficoltà, almeno i processi normali si fanno in tempi brevi. Ciò non accade in Italia.

In realtà un controllo della politica sulla magistratura esiste anche in Italia, ed è attuato con vari strumenti. Ad esempio abbiamo avuto molte leggi che hanno di fatto depenalizzato i reati dei colletti bianchi, i reati classici dei politici. Nella sostanza, inoltre, il governo si è quasi sostituito al Parlamento nel dettare le leggi, visto che il Parlamento di fatto non fa altro che ratificare le leggi proposte dal governo, anche in considerazione di un uso eccessivo dello strumento della fiducia, che poi sostanzialmente vuol dire che il governo non si fida della sua maggioranza.
Si può fare in breve qualche esempio di depenalizzazioni di fatto. Ad esempio per commettere il falso in bilancio si deve provocare un danno ai soci, ma in genere questo reato provoca un vantaggio ai soci, per cui il reato non si realizza più, per come è stato riformato. Inoltre le pene sono ridicole. Poi ci fu la riforma del reato di interesse privato in atti d’ufficio, reato in genere contestato al posto della corruzione se i soldi non si trovano. Adesso è quasi impossibile contestarlo, ed inoltre ha una pena bassissima, per la quale sono ormai impossibili le intercettazioni.
Abbiamo avuto, inoltre, la legge in materia di rogatorie, che ha reso molto più difficile ottenere prove da altri paesi, e la legge sulla prescrizione che ha ridotto notevolmente i tempi della medesima. E così via.

Altri mezzi di pressione sulla magistratura e in genere sul sistema giudiziario, sono dati dalla delegittimazione della legge e dei giudici medesimi. La delegittimazione, infatti, porta ad una diffusa convinzione che il sistema sia fallimentare e non degno di fiducia, per cui ci si convince che il successo personale deriva da spregiudicatezza ed arbitrio, insomma dalla forza che una persona riesce a conquistare nella società, in qualsiasi modo ciò avvenga. E questo, come è palese, è un vantaggio per i potenti, non certo per i cittadini normali.

Per chi vuol realmente vedere, molte riforme realizzate negli ultimi anni hanno l’unico scopo di delegittimare la giustizia in sé, e renderla sempre più inefficiente. Più essa è inefficiente, più si riesce a delegittimarla e più si delegittima più diventa facile proporre riforme rivolte principalmente ad ottenere un controllo sulla magistratura come accade in altri paesi, in modo che i processi scomodi al potere politico possano essere bloccati sul nascere, invece di doversi inventare mezzi e leggi particolari di volta in volta, col rischio che la Corte Costituzionale intervenga a cassarle.
Ma non è necessario guardare a leggi di ampio respiro, vi sono infatti molte leggi di poche righe, piccole modifiche legislative, che hanno avuto un notevole impatto negativo sul sistema giustizia, come togliere la possibilità alla Polizia Giudiziaria di effettuare le notifiche, ponendole a carico delle poste. Questo ha reso sempre più incerto il sistema della notifiche, così facilmente i processi vengono rinviati semplicemente perché la notifica non è regolare, in quanto il postino non conosce bene le modalità per effettuare tali notifiche.
Anche le varie riforme che si sono avvicendate negli anni, in merito di intercettazioni, hanno depotenziato il sistema giustizia. C’è poco da dire in merito, mentre i documenti possono essere falsificati, le intercettazioni sono sempre genuine, a meno che qualcuno non ha avvertito l’intercettato. E quindi dalle intercettazioni si viene a scoprire il pensiero reale dell’intercettato, in quanto egli parlava liberamente. E’ inutile ritornare sulle varie questioni che si sono dibattute in materia di intercettazioni, basti ricorda che i cittadini intercettati sono davvero pochi, che l’Italia è l’unico paese dove le intercettazioni le possono fare solo i magistrati, quindi c’è un controllo sulla richiesta del PM, e generalmente i costi vengono ripagati dai sequestri che si ottengono grazie ai processi. Imporre restrizioni alle intercettazioni vuol dire impedire processi, e impedire processi è sempre un danno per i cittadini. Quando i politici strillano alla violazione della privacy, si riferiscono alla propria di privacy, non certo a quella del cittadino comune.
I parlamentari, invece, possono essere intercettati solo a seguito di autorizzazione della Camera, che è cosa ridicola: nel momento in cui sa di essere intercettato cosa direbbe al telefono ?
Infatti praticamente mai si chiede l’autorizzazione ad intercettare i politici. Il punto è che talvolta capita che si intercetti un presunto criminale che parla con altra persona. Solo in seguito casomai si scopre che quell’altra persona era un politico o un parlamentare.

Vi sono ulteriori leggi in cantiere, che inciderebbero notevolmente sul sistema giustizia, come l’abolizione dell’obbligo dell’azione penale, che pone il problema su chi debba decidere cosa perseguire e cosa no. Ovviamente in ultima battuta tale incombenza finirebbe per ricadere sul Governo, che dovrebbe indicare a inizio anno quali reati perseguire e quali no. È di tutta evidenza che un governo avrebbe notevole interesse a non far perseguire i reati commessi dai politici.

Di contro le riforme che realmente sarebbero utili non vengono realizzate. Come ad esempio non vengono fatti i concorsi per coprire tutti i posti di magistrati, con un organico che è mancante di circa 1500 unità. Manca inoltre il 30% dei funzionari amministrativi, i cancellieri dei tribunali, che sono quelli che mandano avanti un tribunale.
Altre riforme che andrebbero fatte per migliorare la giustizia, ma mai discusse, sono un ridisegno delle circoscrizioni giudiziarie, per eliminare la piccole Procure e i piccoli tribunali che sono antieconomici. Spesso i Tribunali, come anche gli aeroporti, sono voluti dal politico del tale paese per dare maggiore importanza al paese medesimo, ma talvolta non vi è reale esigenza.
Una riforma del sistema delle notifiche sarebbe una vera panacea per la giustizia, basterebbe prevedere l’obbligo per l’imputato di eleggere domicilio presso il suo avvocato, così le notifiche vadano fatte solo al legale, e non si deve rincorrere volta per volta l’imputato che ha tutto l’interesse a non farsi trovare.

Ma l’ossessione dei politici è la separazione delle carriere. Dicono serva per garantire l’assoluta imparzialità del giudice rispetto al PM, perché se il PM e il giudice si conoscono, casomai hanno studiato insieme, hanno fatto carriera insieme, dicono i politici, potrebbe darsi che il Giudice favorisca le tesi del PM.
A parte una critica ovvia, il magistrato fa il suo lavoro come tutti, e come tutti deve sapere giudicare indipendentemente dalle situazioni contingenti, il problema si propone anche con altre parti del processo, ad esempio con l’avvocato. Ci sono tantissimi casi di Giudici ed avvocati che ben si conoscono, hanno frequentato le stesse scuole, prendono il caffè insieme. Non per questo si chiede una “separazione” anche per gli avvocati.
Ma il problema si ripropone in altri casi, ad esempio tra  Giudici di primo grado e d’appello, tra Giudici per l’udienza preliminare e Giudici di tribunale. Il Giudice di tribunale non potrebbe essere acquiescente alle tesi del Giudice dell’udienza preliminare perché lo conosce da anni ?
Allora, quante carriere esattamente si dovrebbero separare ? E non dovremmo separare anche bar e ascensori, dove avvocati, PM e Giudici si incontrano e parlano quotidianamente ?
Se l’appartenenza ad un’unica carriere inquina l’imparzialità del Giudice, ci sarebbero tantissime carriere da separare, eppure l’unica commistione che fa scandalo è quella tra PM e Giudici in senso lato. Allora è palese che l’intento dei politici non è di garantire l’indipendenza del Giudice, in senso lato, bensì quella di attentare all’indipendenza del Pubblico Ministero. Infatti, una volta separata la carriera del PM, questo dovrebbe avere degli organi verticistici, e chi meglio del Ministro della Giustizia. Un caso sintomatico dei problemi che ciò potrebbe creare si è visto di recente. Al di là della situazione particolare, e di come finiranno i processi, quando il PM De Magistris indagava sul Ministro della Giustizia, un Ministro come organo verticistico dei PM avrebbe facilmente potuto imporre al PM di non indagare più su di lui!

È un dato di fatto che l’indipendenza del PM dal potere esecutivo è l’unica garanzia valida per i cittadini, e ciò che consente al PM di portare avanti anche indagini scomode contro il governo in carica, e quindi di tutelare gli interessi della collettività. Le garanzie per i Giudici e i Pubblici Ministeri sono a tutela del cittadino, non certo della magistratura in sé. Questo è il punto fondamentale da tener presente.

questione-immorale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Bruno Tinti, La questione immorale)

Commenti (0)
+/- Commenta
I tuoi dettagli:
Commento:
[b] [i] [u] [s] [url] [quote] [code] [img]   
:):wink::D:lol::P:silly::kiss::dry::confused::cheer::cool::evil:
:angry::pinch::(:shock::X:side::unsure::woohoo::huh::whistle::s :sleep:
:peaceout::aww::boring::drool::love::ninja::sour::!::?::idea::arrow::star:
SECURITY
 
Share to Facebook Share to Twitter Share to Linkedin Share to Google