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Revisione della direttiva europea ecommerce |
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La direttiva 2000/31/CE del Parlamento europeo è relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico. Tale direttiva, comunemente detta direttiva ecommerce, è stata recepita in Italia a mezzo del Decreto Legislativo n. 70 del 9 aprile 2003. Queste norme disciplinano, tra l’altro, la responsabilità degli intermediari della comunicazione nel corso della loro attività, e nello specifico vieta di applicare un obbligo di sorveglianza sui contenuti che transitano attraverso i servizi degli intermediari, e di attribuire loro delle responsabilità per detti contenuti immessi dagli utenti dei loro servizi. Ovviamente vengono anche stabilite delle condizioni in presenza delle quali può sorgere una responsabilità anche dell’intermediario, ma in generale questi principi favoriscono la crescita, l’innovazione e la concorrenza nell’ambito dei servizi in rete, sgravando i provider da compiti di controllo o sorveglianza difficilmente assolvibili tecnicamente ed eccessivamente onerosi.
Il principio di base di tale normativa è l’inesistenza di un obbligo di controllo preventivo dei contenuti e l’irresponsabilità per i contenuti immessi in assenza di una consapevolezza dell’illiceità dei contenuti medesimi. Ovviamente la direttiva in questione è stata recepita in tutti i paesi dell’Unione Europea, con differenze minime tra un paese ed un altro. Analoga disciplina esiste negli USA.
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Testata editoriale e giornale online |
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La legge n. 47 del 1948 predispone la normativa che regolamenta l’attività della stampa. Questa legge è nata ben prima dell’introduzione della rete internet, per cui si impone il problema di verificare quali norme siano applicabili, ed entro quali limiti, anche alle testate editoriali online. Ovviamente il primo problema è definire cosa è esattamente un giornale, o una testata editoriale.
Definizione di stampa L’articolo 1 della suddetta legge definisce stampe o stampati “tutte le riproduzioni tipografiche o comunque ottenute con mezzi meccanici o fisico-chimici, in qualsiasi modo destinate alla pubblicazione”, ma a parte questo non vi è una vera e propria definizione di cosa sia un giornale. A tale fine non soccorre nemmeno l’articolo 1 della legge 62 del 2001 che definisce il prodotto editoriale come “il prodotto … destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, … con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici”. Per poter chiarire è necessario fornirci di fonti di tipo diverso, dottrinarie e giurisprudenziali, e possiamo giungere a definire, con qualche approssimazione e semplificazione, un giornale o prodotto editoriale come un qualsiasi prodotto fornito dei requisiti ontologico (la struttura) e finalistico (gli scopi della pubblicazione) propri di un giornale. Per quanto riguarda la struttura, generalmente un giornale si ritiene contraddistinto da una testata costituente elemento identificativo, e da una periodicità regolare, cioè il prodotto deve essere aggiornato ad intervalli regolari. In tal senso, quindi, distingueremo un quotidiano, un settimanale, un mensile, ecc…, anche se il concetto non deve essere inteso in senso letterale, per cui un mensile rimane tale anche se non esce sempre lo stesso giorno del mese. Il secondo requisito si intende presente nei prodotti caratterizzati dalla raccolta, dal commento e dall’elaborazione critica di notizie di attualità dirette al pubblico.
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Qualche giorno fa Seth Godin, autore di bestseller internazionali, sul suo blog ha innescato una interessante riflessione sul futuro dell’editoria tradizionale. Godin rileva che i veri clienti degli autori di libri non sono tanto i lettori, quanto gli editori stessi, perché se all’editore il libro non piace, non viene pubblicato. I lettori, invece, sono separati dagli autori da una serie di strati, costituiti dai distributori, dagli stampatori, e dagli stessi editori che fungono da intermediari, per cui non vi è, in effetti, un collegamento diretto tra autori e lettori. Secondo Godin gli editori tradizionali usano tecniche per aiutare un autore a raggiungere i suoi lettori, adatte ad un centinaio di anni fa. La differenza che si ha oggi, grazie all’avvento della rete, e data dalla possibilità di conoscere i propri lettori e dialogare direttamente con loro, senza alcuna intermediazione. Un autore che sfrutta anche la rete sa bene che i sui lettori, oltre ad eventualmente comprare il libro, possono seguire i post sul blog, scaricare Pdf, unirsi a discussioni su forum pubblici. Ma nessuna di queste attività è supportata da un editore tradizionale, anche se sono tutte utilissime per raggiungere nuovi lettori.
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